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Il lavoro nell'economia digitale tra la gig economy e la sharing economy

11 Ottobre 2018

Il cambiamento del lavoro oggi è compreso nella sua profondità e radicalità, percepito come tale: l’industria 4.0, la formazione 4.0, la stampante 3D, la robotica e l’intelligenza artificiale, i big data, la biotecnologia, la fatturazione elettronica, ci stanno portando nel vivo di quella che è conosciuta e definita come la Quarta Rivoluzione Industriale.

Il fenomeno digitale sta disarticolando qualsiasi attività e nuove forme di lavoro stanno modificando la struttura organizzativa delle aziende e degli studi professionali. Il tema della qualificazione dei rapporti di lavoro, occupa un posto centrale nel dibattito giuslavoristico soprattutto a seguito della crisi economica.

Tecnologie altamente innovative impongono un aggiornamento continuo delle competenze dei lavoratori, operai inclusi, un continuo adattamento e aggiornamento professionale, relazionale, comunicativo e culturale.

Nel cambiamento importante che stiamo vivendo il lavoro, sia subordinato che autonomo, anche professionale, ha bisogno di una rivisitazione che possa integrare a ogni livello un quid di digitale, favorendo la formazione.

Piattaforme digitali, labour platform, che favoriscono il matching in tempo reale tra domanda e offerta di lavoro in un contatto diretto a vantaggio del servizio e della riduzione di costi e tempi di esecuzione.

L’algoritmo governa il lavoro nella Gig economy e nella Sharing economy. GIG non è un acronimo, ma una parola dell’inglese americano, che descrive un lavoretto utile a integrare il proprio reddito. E’ un modello economico sempre più diffuso dove non esistono più le prestazioni stabili con posto fisso e a tempo indeterminato, ma si lavora on demand, cioè quando c’è richiesta o necessità per i propri servizi, prodotti e competenze.

Di contro, la condivisione identifica la prestazione della Sharing economy, mediante l’utilizzo di tecnologie, in un modello di economia circolare in cui i professionisti, imprenditori, lavoratori, mettono a disposizione competenze, tempo, beni e conoscenza, con la finalità di creare legami virtuosi basandosi sulla capacità relazionale della tecnologia.

Nello stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro e di risorse, anche per lavori diversi, ma con un approccio collaborativo, si inserisce il coworking.

Così come il crowd work è una delle nuove forme di lavoro figlia della rivoluzione tecnologica. Letteralmente è “lavoro nella folla”, questo perché una folla di persone, detta crowd, è connessa ad una piattaforma digitale in rete su cui i committenti, crowdsourcing, inseriscono delle commesse, indirizzate alla folla con una disintermediazione dei tempi e degli spazi.

La più famosa tra queste piattaforme digitali è Amazon Mechanical Turk. Tecnologie che portano vantaggi, ma anche nuove sfide nel diritto del lavoro, che necessita di essere regolamentato con un contratto specifico per una corretta tutela.

Lavori che non sono regolabili e non potrebbero esserlo con gli attuali schemi previsti anche a seguito delle modifiche introdotte dal Jobs Act. Non c’è un orario di lavoro prestabilito perché colui che si offre sul mercato lo fa in maniera autonoma e libera nelle proprie disponibilità, identificando la zona di copertura a seconda della loro localizzazione, anche per più mestieri e in più piattaforme. E’ l’evoluzione del freelance alla ricerca di nuove forme di business. Nella normativa italiana sono sta te presentate delle integrazioni al decreto sul lavoro autonomo, anche se la necessità richiede un decreto specifico, magari rivisitando l’attuale lavoro intermittente, con minori restrizioni, oppure inserendo tale tipologia in una gestione alternativa che ne possa semplificare la parte amministrativa garantendo la copertura previdenziale e assicurativa al pari di un’altra forma di lavoro circoscritta all’effettivo impegno della prestazione.

La GIG economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempendo le nostre strade di rider, ma i cosiddetti piccoli lavoretti, definiti occasionali, sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e quelli dove è molto elevata la stagionalità, quale conseguenza della soppressione dei precedenti voucher. Questo è un settore che presenta delle zone d’ombra molto estese, dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari. Al contrario, i lavoretti on demand sono monopolizzati dai millenials.

Un mondo lavorativo, anche quello professionale, che deve evolversi in un contesto comune dove il luogo di lavoro perde l’identità e si afferma il luogo online, lavorare in qualunque momento e da qualunque luogo.

La Legge 81/2017 identifica nel “Lavoro Agile”, chiamato anche smart working, uno strumento, un metodo, non una tipologia contrattuale, con lo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, utilizzabile da tutti i lavoratori che svolgano mansioni compatibili con questa possibilità.

Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro, subordinato, stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

I punti a favore dello smart working nel contesto attuale si possono ricomprendere:

- nell’incremento della competitività, nell’incremento della produttività,

attraendo anche forza lavoro talentuosa e motivata;

- nell’agevolazione della conciliazione vita lavoro;

- nella riduzione dei costi per l’impresa, per spazi e attrezzature, per lavoro straordinario, in equilibrio con l’eco sostenibilità.

Il benessere psicofisico dei lavoratori, legato all’allungamento della vita lavorativa e al processo d’invecchiamento, così come la gestione dello stress da lavoro correlato ad esso collegato rappresentano necessità e bisogni emergenti.

Il lavoro agile cambia l’organizzazione lavorativa e mette in discussione i vincoli tradizionali valorizzando il contributo dei lavoratori, con la possibilità di lavorare anche da casa, fino ad arrivare a forme di maggiore libertà e flessibilità nella mobilità del lavoro in un binomio di flessibilità spazio/temporale.

STEFANO DANIELI

Ordine di Verona

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