Legge di Bilancio 2026: incentivi, lavoro e famiglia tra fiscalità, occupazione e sviluppo territoriale

La Legge di Bilancio 2026 si inserisce in un contesto economico e sociale ancora caratterizzato da forti tensioni sul mercato del lavoro, da una persistente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e da evidenti squilibri territoriali, soprattutto tra Nord e Mezzogiorno.
In tale scenario, il legislatore ha scelto un approccio articolato, costruendo un sistema di interventi che si muove lungo tre direttrici fondamentali: riduzione della pressione fiscale sul lavoro, incentivazione dell’occupazione e sostegno allo sviluppo territoriale.
Non si tratta, dunque, di una manovra unitaria fondata su un’unica leva, ma di un insieme di misure che, se correttamente coordinate, possono incidere in maniera significativa sulla qualità e sulla stabilità dell’occupazione.

Più netto in busta paga: la leva fiscale al centro
Una delle principali linee di intervento riguarda la fiscalità del lavoro subordinato, con l’obiettivo dichiarato di incrementare il reddito disponibile dei lavoratori.
Tra le misure più rilevanti si segnala l’introduzione dell’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali, prevista dall’art. 1, comma 7, della Legge n. 199/2025, applicabile nel 2026 ai lavoratori del settore privato con reddito non superiore a 33.000 euro.
La norma, che si applica automaticamente salvo rinuncia del lavoratore, consente di alleggerire il carico fiscale sugli incrementi salariali, senza incidere sulla contribuzione previdenziale, che resta invariata.
Accanto a tale previsione, si colloca una misura di forte impatto: la riduzione al 1% dell’aliquota sui premi di risultato, prevista dal comma 9 del medesimo articolo 1, entro il limite massimo di 5.000 euro.
Si tratta di un intervento che rafforza ulteriormente il ruolo della contrattazione aziendale e dei sistemi di incentivazione della produttività, rendendo estremamente conveniente, sotto il profilo fiscale, la corresponsione di tali emolumenti.
Completa il quadro la previsione di una aliquota ridotta al 15% su specifiche indennità e maggiorazioni, tra cui quelle relative al lavoro notturno, festivo e a turni, entro il limite annuo di 1.500 euro e per lavoratori con reddito fino a 40.000 euro.
A queste misure si aggiunge la conferma del regime di favore per i buoni pasto elettronici (“ai sensi dell’art. 1, comma 14, L. n. 199/2025, in coordinamento con l’art. 51, comma 2, lett. c), TUIR”), con soglia di esenzione elevata a 10 euro giornalieri (contro i 4 euro dei ticket cartacei), rafforzando ulteriormente gli strumenti di welfare aziendale.
Nel loro complesso, tali interventi delineano una strategia chiara: intervenire sul netto in busta paga senza incidere sul costo contributivo, con l’obiettivo di sostenere il potere d’acquisto senza compromettere gli equilibri previdenziali.

Occupazione mirata: incentivi per le categorie più fragili
Accanto alle misure fiscali, la Legge di Bilancio 2026 introduce specifici interventi finalizzati a favorire l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro di categorie considerate più fragili.
Tra questi, assume particolare rilievo l’esonero contributivo totale per l’assunzione di donne madri di almeno tre figli, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
Il beneficio, riconosciuto per un periodo fino a 24 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato, si inserisce nel solco delle politiche di inclusione lavorativa e mira a ridurre il divario occupazionale di genere.
L’intervento si caratterizza per un approccio selettivo, indirizzato verso situazioni di maggiore fragilità sociale, e si affianca ad altre misure già previste dal Decreto Coesione, con cui condivide l’obiettivo di promuovere un’occupazione più stabile e qualificata. 

ZES: il rilancio del Mezzogiorno passa dal lavoro
Una delle novità più interessanti della manovra riguarda il rafforzamento delle politiche territoriali attraverso incentivi destinati alle aree ricomprese nella Zona Economica Speciale (ZES).La misura prevede un esonero contributivo parziale per le assunzioni a tempo indeterminato, introdotto dall’art. 1, comma 153, della Legge n. 199/2025, con una durata massima di 24 mesi.
L’intervento si applica in un’area geografica ampia, che comprende non solo le tradizionali regioni del Mezzogiorno, ma anche territori del Centro Italia, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo economico e occupazionale e ridurre i divari territoriali.
Particolarmente significativa è la scelta del legislatore di non definire direttamente l’entità dell’esonero, demandando tale compito a un successivo decreto ministeriale. Tale impostazione, se da un lato consente una maggiore flessibilità nella modulazione dell’incentivo, dall’altro introduce elementi di incertezza operativa per le imprese.
Le risorse stanziate risultano comunque rilevanti e testimoniano la volontà di rendere la ZES uno strumento centrale per le politiche di sviluppo del Paese. 

Famiglia e lavoro: più spazio alla conciliazione
Un ulteriore ambito di intervento riguarda il rafforzamento delle misure a sostegno della genitorialità e della conciliazione tra vita privata e lavoro.
La Legge di Bilancio interviene sul congedo parentale, estendendo il periodo di fruizione fino ai 14 anni del bambino, in base alle modifiche introdotte dall’art. 1 della Legge n. 199/2025 (commi dedicati alla genitorialità), rispetto al precedente limite di 12 anni.
Analoga estensione riguarda anche il trattamento indennitario, con effetti positivi sulla possibilità di conciliare esigenze familiari e lavorative.
In presenza di figli con disabilità grave, viene confermata la possibilità di prolungare il congedo fino a un massimo complessivo di tre anni, rafforzando le tutele già previste dall’ordinamento.
Viene inoltre ampliato il diritto di assenza per malattia del figlio, prevedendo fino a 10 giorni annui per ciascun genitore nel periodo compreso tra i 3 e i 14 anni. 

Maternità e impresa: più flessibilità nella sostituzione
Di particolare interesse per le imprese è la modifica introdotta in materia di contratti a tempo determinato per la sostituzione di lavoratrici in maternità.
La nuova disciplina in materia di sostituzione per maternità trova fondamento nel comma 221 dell’art. 1 della Legge n. 199/2025, introducendo la possibilità di affiancamento fino al primo anno di vita del bambino, garantendo una maggiore continuità organizzativa.
La misura risponde a un’esigenza concreta delle imprese, ossia quella di gestire la fase di rientro della lavoratrice madre, spesso caratterizzata da una presenza non continuativa a causa di ferie, permessi, congedi e malattia del figlio.
Si tratta di un intervento che, pur nella sua specificità, rappresenta un importante passo avanti nella costruzione di un sistema più equilibrato tra esigenze produttive e tutela della genitorialità. 

Decreto Coesione: continuità e discontinuità
Le misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 si inseriscono in continuità con gli interventi previsti dal Decreto Coesione, che ha già delineato un quadro di incentivi rivolti a giovani e donne.
Il filo conduttore è rappresentato dalla volontà di favorire l’occupazione stabile attraverso strumenti di natura contributiva, con particolare attenzione alle aree territoriali più svantaggiate.
Tuttavia, la mancata proroga di alcune misure del Decreto Coesione evidenzia la natura non strutturale di tali interventi e pone interrogativi sulla continuità delle politiche occupazionali. 

Tra attese e criticità: il nodo dei decreti attuativi
Nonostante l’impianto complessivamente coerente, la manovra presenta alcune criticità, legate principalmente alla necessità di attendere chiarimenti amministrativi e decreti attuativi.
In particolare:
• la definizione concreta dell’esonero ZES è demandata a provvedimenti successivi;
• permangono dubbi interpretativi su alcune misure fiscali;
• risulta fondamentale il coordinamento tra incentivi nazionali e regionali.
In assenza di indicazioni operative tempestive, il rischio è quello di ritardare l’effettiva applicazione delle misure, riducendone l’impatto sul mercato del lavoro.

Tre leve, una sfida comune
La Legge di Bilancio 2026 si caratterizza per un approccio multilivello, fondato su tre leve principali:
• fiscalità del lavoro, per aumentare il reddito disponibile;
• incentivi all’occupazione, per favorire l’inclusione e la stabilità;
• politiche territoriali, per ridurre i divari geografici.
Il successo di tali misure dipenderà dalla capacità di integrarle con politiche attive del lavoro, formazione e sviluppo economico.

In definitiva, la manovra rappresenta un passo importante, ma non definitivo: gli incentivi possono favorire l’accesso al lavoro, ma è la qualità delle politiche complessive a determinare la reale crescita dell’occupazione.

Luca Canale

Commercialista del Lavoro, socio fondatore dello Studio Canale & Associati. Componente della Commissione Lavoro e Previdenza del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e del Dipartimento Area Lavoro del CNDCEC, nonché del Tavolo tecnico INAIL. Arbitro Senior del T.A.I.L.S. (Tribunale Arbitrale dell’Impresa, del Lavoro e dello Sport). Presidente Provinciale di Napoli della Confederazione dello Sport e Consigliere Regionale ASC Campania.

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