Conciliare vita e lavoro non è più soltanto una scelta

Ecco perché le imprese stanno cambiando

Un cambiamento culturale profondo sta attraversando il mondo del lavoro. La UNI/PdR 192:2026 e la Legge n. 112/2026 non ne sono la causa: ne sono la conferma.

Il lavoro è cambiato. Ora stanno cambiando anche le imprese.

C’è stato un tempo in cui un’impresa poteva permettersi di ignorare la vita privata dei propri dipendenti. Il lavoratore arrivava, svolgeva le sue mansioni e tornava a casa. Quello che accadeva al di fuori del cancello aziendale non era un problema dell’organizzazione, non era una sua responsabilità, non era tantomeno una leva competitiva.

Quel tempo è finito.

Non per effetto di una norma, non per l’introduzione di uno sgravio contributivo, non per l’uscita di una prassi tecnica redatta da un ente di normazione. È finito perché le persone sono cambiate. Perché le aspettative sul lavoro sono cambiate. Perché la demografia, i modelli familiari, la tecnologia e una pandemia globale hanno ridisegnato in modo irreversibile il confine tra tempo professionale e tempo personale.

Le imprese che non hanno ancora compreso questo cambiamento non stanno semplicemente perdendo un’opportunità. Stanno accumulando un ritardo che, nel medio termine, rischia di tradursi in difficoltà concrete: nella capacità di attrarre candidati qualificati, di trattenere i talenti migliori, di costruire ambienti di lavoro nei quali le persone abbiano voglia di restare e di dare il meglio di sé.

Le aziende non competono più soltanto sui prodotti o sui servizi. Competono sempre di più sulla qualità dell’ambiente di lavoro che riescono a costruire.

Un cambiamento che viene da lontano

Per comprendere perché il legislatore ha sentito il bisogno di introdurre un sistema strutturato di incentivi al welfare familiare, è necessario leggere i dati che descrivono il contesto in cui operano oggi le imprese italiane.

Il tasso di natalità è ai minimi storici. Il numero di famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano è cresciuto costantemente negli ultimi decenni, con un aumento parallelo e significativo dei carichi di cura verso figli, anziani e familiari non autosufficienti. Una quota sempre più ampia della forza lavoro si trova a dover conciliare responsabilità professionali e responsabilità familiari senza disporre degli strumenti organizzativi necessari per farlo in modo sostenibile.

A questo si aggiunge un elemento generazionale che le imprese cominciano a percepire con crescente intensità. Le nuove generazioni di lavoratori, Millennials e Generazione Z, portano sul mercato del lavoro un sistema di valori profondamente diverso da quello delle generazioni precedenti. Lo stipendio resta importante, ma non è più sufficiente. Un numero crescente di candidati qualificati valuta un’azienda anche, e talvolta soprattutto, in funzione della sua cultura organizzativa, della flessibilità che offre, della possibilità di lavorare in modo agile, del welfare che mette a disposizione, del rispetto che dimostra per il tempo e la vita personale delle proprie persone.

Non si tratta di una tendenza passeggera. Si tratta di un cambiamento strutturale nelle aspettative sul lavoro che le imprese non possono più permettersi di ignorare.

Persone, non KPI: cosa cambia davvero con la UNI/PdR 192:2026

Quando il 14 aprile 2026 è entrata in vigore la Prassi di Riferimento UNI/PdR 192:2026, molti osservatori l’hanno letta come una norma tecnica. Come un documento di standardizzazione. Come un insieme di requisiti, indicatori, KPI da soddisfare per ottenere una certificazione.

È una lettura corretta, ma incompleta.

La UNI/PdR 192:2026 è qualcosa di più. È la formalizzazione in un sistema di gestione strutturato di qualcosa che le imprese più evolute avevano già compreso da soli: che il benessere delle persone non è un problema privato dei lavoratori, ma una variabile organizzativa che incide direttamente sulla produttività, sulla qualità del lavoro e sulla capacità dell’impresa di crescere nel tempo.

Dietro le sette aree di valutazione previste dalla prassi non ci sono indicatori astratti. Ci sono persone reali.

C’è una madre che rientra al lavoro dopo la maternità e trova un’organizzazione che ha costruito politiche concrete per supportare il suo reinserimento, invece di lasciarla sola a gestire una doppia responsabilità che spesso diventa insostenibile.

C’è un padre che utilizza il congedo di paternità senza sentirsi giudicato, perché lavora in un’azienda che ha scelto di promuovere attivamente e non solo formalmente la genitorialità condivisa.

C’è un lavoratore che si prende cura di un genitore anziano o di un familiare non autosufficiente e che può farlo senza dover scegliere tra la famiglia e il lavoro, perché l’organizzazione ha previsto forme di flessibilità reale, non solo sulla carta, capaci di adattarsi ai bisogni delle persone.

C’è un professionista di talento che ha scelto un’azienda non perché pagasse di più, ma perché offriva un ambiente nel quale poteva costruire una carriera senza rinunciare alla propria vita.

Questi non sono benefici. Sono investimenti. E la UNI/PdR 192:2026 fornisce alle imprese gli strumenti per misurarli, verificarli e migliorarli nel tempo attraverso un sistema gestionale credibile e certificabile.

Il segnale del legislatore: quando il benessere diventa politica industriale

Per molti anni il welfare aziendale è stato percepito come un costo o, al più, come un elemento accessorio delle politiche del personale. Un plus riservato alle grandi organizzazioni, a quelle con bilanci sufficientemente solidi da potersi permettere di investire su qualcosa che non produceva valore diretto e misurabile.

Oggi il legislatore sembra voler affermare un principio diverso: il benessere organizzativo diventa un fattore di competitività e un investimento sul capitale umano.

Il segnale è arrivato con la Legge n. 112/2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2026, che ha convertito il D.L. n. 62/2026, il cosiddetto Decreto Primo Maggio introducendo, all’articolo 6, un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le imprese in possesso della certificazione UNI/PdR 192:2026. La misura è quantificata fino all’1% della contribuzione datoriale, con un tetto massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

È opportuno essere precisi sul piano operativo: la Legge n. 112/2026 ha confermato il nuovo incentivo, demandando tuttavia a un decreto interministeriale, da adottarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, la definizione delle modalità applicative. Ciò significa che la misura è oggi prevista dall’ordinamento ma attende ancora le istruzioni necessarie per consentirne la concreta fruizione da parte delle imprese. Le organizzazioni che avviano oggi il percorso di certificazione saranno pronte ad accedere all’incentivo senza ritardi non appena il decreto sarà pubblicato.

Non è un dettaglio marginale: il legislatore ha scelto di stanziare 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni annui a regime dal 2027, configurando la misura non come un intervento emergenziale ma come una politica strutturale. È la prima volta che il welfare familiare entra esplicitamente nel perimetro degli incentivi contributivi all’occupazione.

Parità di genere e conciliazione vita-lavoro: un modello unico di impresa sostenibile

Non è un caso che la UNI/PdR 192:2026 condivida l’impostazione strutturale della UNI/PdR 125:2022, la prassi dedicata alla certificazione della parità di genere. Entrambe si basano su sistemi di gestione per processi, sull’utilizzo di indicatori misurabili, su una valutazione di conformità di terza parte.

Questa coerenza non è formale: è il riflesso di una visione. Parità di genere e conciliazione vita-lavoro non sono due temi separati. Sono due dimensioni dello stesso cambiamento: la costruzione di imprese nelle quali le opportunità professionali non dipendano dal genere, dall’età, dalle responsabilità familiari o dalla fase della vita in cui ci si trova.

Le organizzazioni già certificate sulla parità di genere trovano nella UNI/PdR 192:2026 un percorso naturale di integrazione: processi, governance e strumenti di monitoraggio già sviluppati possono essere valorizzati nel nuovo sistema senza dover ricominciare da zero. Sul piano degli incentivi, le due certificazioni generano sgravi contributivi distinti e cumulabili, per un beneficio complessivo che può raggiungere i 100.000 euro annui, ferma restando la necessità di attendere le istruzioni operative che saranno definite dal decreto attuativo.

I benefici che non si misurano in contributi

Lo sgravio contributivo è la parte più visibile dell’equazione. Non è la più importante.

Le imprese che investono in modo strutturato sul benessere organizzativo registrano effetti concreti e misurabili su almeno tre fronti.

Il primo è la riduzione del turnover. Il costo reale della sostituzione di un lavoratore tra ricerca, selezione, formazione e perdita di competenze supera spesso di molte volte il valore dello sgravio contributivo. Un’organizzazione che riesce a trattenere i propri talenti genera risparmi significativi che non compaiono in nessuna riga di bilancio, ma che incidono profondamente sulla sostenibilità economica dell’impresa.

Il secondo è la capacità di attrarre candidati qualificati. In un mercato del lavoro nel quale la carenza di competenze specifiche è un problema reale e crescente, la reputazione di un’impresa come employer, la sua capacità di apparire come un luogo desiderabile dove lavorare, diventa un vantaggio competitivo concreto.

Il terzo è la produttività. Un lavoratore che riesce a conciliare in modo sostenibile vita professionale e vita personale lavora meglio, si ammala meno, è più motivato, più presente, più capace di contribuire in modo attivo alla crescita dell’organizzazione. Non è una considerazione astratta: è quanto emerge con costanza dalla letteratura organizzativa e dall’esperienza delle imprese che hanno già intrapreso questo percorso.

L’evoluzione di una professione: il Commercialista del Lavoro come architetto organizzativo

Per molti anni il Commercialista del Lavoro è stato chiamato prevalentemente a interpretare norme, elaborare cedolini e gestire adempimenti. Un ruolo fondamentale, tecnico, insostituibile. Ma prevalentemente reattivo: le imprese portavano i problemi, il professionista trovava le soluzioni.

Oggi alle imprese serve qualcosa di diverso: un professionista capace di leggere l’organizzazione, comprendere i bisogni delle persone e trasformare gli strumenti normativi in leve di sviluppo aziendale.

Con la UNI/PdR 192:2026 questo cambiamento diventa ancora più evidente. Non si tratta più soltanto di verificare la spettanza di uno sgravio contributivo o di adempiere correttamente agli obblighi amministrativi. Il professionista è chiamato a supportare l’impresa nella progettazione di modelli organizzativi capaci di migliorare il benessere delle persone, favorire la permanenza dei talenti e trasformare il welfare in una leva di sviluppo aziendale.

Questo significa essere presenti nelle fasi che precedono la certificazione: nella gap analysis iniziale, nella strutturazione delle policy interne, nella costruzione del piano welfare, nella verifica della coerenza tra le misure adottate e il contratto collettivo applicato. Significa, in sintesi, essere un interlocutore dell’imprenditore non solo sulle questioni fiscali e contributive, ma sulla qualità complessiva del suo modello di organizzazione del lavoro.

È un cambio di prospettiva significativo. E, per chi è disposto ad accoglierlo, è un’opportunità professionale di prima grandezza.

Il futuro appartiene alle imprese che sanno costruire ambienti nei quali le persone vogliono restare

Le aziende del futuro non saranno necessariamente quelle che offriranno gli stipendi più alti. Saranno quelle capaci di costruire ambienti di lavoro nei quali le persone possano conciliare responsabilità professionali, vita familiare e crescita personale.

Se la UNI/PdR 192:2026 contribuirà ad accelerare questo cambiamento, il suo valore andrà ben oltre uno sgravio contributivo o una certificazione: rappresenterà un nuovo modo di concepire il rapporto tra impresa e persone.

Per il Commercialista del Lavoro, come per le imprese, la domanda non è se occuparsi di questi temi. È come farlo con competenza, tempestività e visione.

Forse il vero incentivo non è lo sgravio contributivo. È la possibilità di costruire imprese nelle quali le persone abbiano davvero voglia di restare.

Perché quando le persone scelgono di restare, cresce anche l’impresa.

Nota operativa
Le modalità operative per la fruizione dello sgravio contributivo previsto dall’art. 6 della L. n. 112/2026 saranno definite da un decreto interministeriale (Ministero del Lavoro, di concerto con il Ministero dell’Economia e con l’Autorità delegata alla famiglia) da adottarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione. Le imprese interessate sono invitate a monitorare gli aggiornamenti normativi e a rivolgersi al proprio Consulente per valutare l’avvio del percorso di certificazione e le ricadute concrete sulla propria situazione contributiva.

Luca Canale

Commercialista del Lavoro, socio fondatore dello Studio Canale & Associati. Componente della Commissione Lavoro e Previdenza del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e del Dipartimento Area Lavoro del CNDCEC, nonché del Tavolo tecnico INAIL. Arbitro Senior del T.A.I.L.S. (Tribunale Arbitrale dell’Impresa, del Lavoro e dello Sport). Presidente Provinciale di Napoli della Confederazione dello Sport e Consigliere Regionale ASC Campania.

Errore nella chiamata API. Contattare l'amministratore.

Riguardo l'autore

trending_flat
Conciliare vita e lavoro non è più soltanto una scelta

Ecco perché le imprese stanno cambiandoUn cambiamento culturale profondo sta attraversando il mondo del lavoro. La UNI/PdR 192:2026 e la Legge n. 112/2026 non ne sono la causa: ne sono la conferma.Il lavoro è cambiato. Ora stanno cambiando anche le imprese.C'è stato un tempo in cui un'impresa poteva permettersi di ignorare la vita privata dei propri dipendenti. Il lavoratore arrivava, svolgeva le sue mansioni e tornava a casa. Quello che accadeva al di fuori del cancello aziendale non era un problema dell'organizzazione, non era una sua responsabilità, non era tantomeno una leva competitiva.Quel tempo è finito.Non per effetto di una norma, non per l'introduzione di uno sgravio contributivo, non per l'uscita di una prassi tecnica redatta da un ente di normazione. È finito perché le persone sono cambiate. Perché le aspettative sul lavoro sono cambiate. Perché la demografia, i modelli […]

trending_flat
Ferie estive: non solo relax

Cosa devono sapere lavoratori e imprese tra diritti, obblighi e nuove indicazioni della CassazioneDalla programmazione delle assenze alla retribuzione durante il periodo di riposo, passando per le ferie residue e le recenti indicazioni della Cassazione: una guida pratica per affrontare senza errori il periodo estivo.L'estate rappresenta, per molti lavoratori, il momento più atteso dell'anno. Le ferie costituiscono infatti l'occasione per recuperare energie, dedicare tempo alla famiglia, viaggiare o semplicemente interrompere i ritmi spesso intensi della vita lavorativa.Dietro l'apparente semplicità di un periodo di riposo si nasconde tuttavia un istituto giuridico particolarmente delicato, capace di incidere sull'organizzazione aziendale, sulla gestione del personale e, non di rado, anche sul clima interno delle imprese.Il periodo estivo, infatti, non coincide sempre e soltanto con il relax. Per imprenditori, responsabili delle risorse umane e professionisti del lavoro rappresenta spesso una fase complessa, caratterizzata dalla necessità […]

trending_flat
Incentivi all’assunzione: opportunità o illusione?

Le scelte che ogni imprenditore dovrebbe valutare prima di assumere. Tra bonus contributivi, autorizzazioni, vincoli normativi e sostenibilità del costo del lavoro, una riflessione su come trasformare gli incentivi in una reale opportunità di crescita aziendale.Quando si parla di assunzioni, una delle prime domande che molti imprenditori rivolgono al proprio consulente è ormai diventata quasi automatica: “Esiste qualche incentivo che possiamo utilizzare?”Una domanda comprensibile, in un contesto economico caratterizzato da margini sempre più ridotti e da un costo del lavoro che continua a rappresentare una delle principali voci di spesa per le imprese italiane.Negli ultimi anni il legislatore ha costruito un sistema sempre più articolato di incentivi all’occupazione. Bonus per i giovani, agevolazioni per l’assunzione delle donne, incentivi per i percettori di NASpI, misure collegate all’Assegno di Inclusione, agevolazioni per le Zone Economiche Speciali e numerosi altri strumenti si sono progressivamente […]

trending_flat
Concorso Camera dei Deputati per 20 Ragionieri Amministrativi

La Camera dei Deputati ha bandito una nuova procedura concorsuale per il reclutamento di Ragionieri, una figura centrale nella gestione amministrativa e contabile di uno degli organi costituzionali della Repubblica. La notizia, rilanciata anche da portali specializzati nel settore concorsuale, conferma il percorso di rafforzamento delle strutture interne della Pubblica Amministrazione, sempre più orientato alla valorizzazione delle competenze tecniche.Il concorso si rivolge a candidati in possesso di una preparazione economico‑contabile solida e rappresenta un’opportunità di particolare rilievo per chi aspira a una carriera stabile e qualificata all’interno delle istituzioni.Il ruolo del Ragioniere alla Camera dei DeputatiIl Ragioniere svolge funzioni di supporto essenziale all’attività finanziaria e amministrativa della Camera. Le mansioni riguardano la gestione delle scritture contabili, il controllo della spesa, la predisposizione di atti amministrativi e il monitoraggio delle procedure interne sotto il profilo economico.Si tratta di un ruolo che richiede precisione, […]

trending_flat
Il “salario giusto” oltre il salario minimo: come cambia il valore della retribuzione nel lavoro italiano

Il Decreto Lavoro approvato dal Governo il 1° maggio 2026 introduce nel sistema italiano un concetto destinato ad avere un impatto profondo non solo sulle retribuzioni, ma sull’intero equilibrio della contrattazione collettiva: il cosiddetto “salario giusto”.Una definizione che, almeno apparentemente, potrebbe sembrare vicina all’idea del salario minimo legale. Ma la logica della riforma è diversa e, sotto molti aspetti, molto più ampia. Il decreto non fissa una soglia oraria uguale per tutti i lavoratori, né introduce un importo unico inderogabile. Sceglie invece di rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva, individuando nel trattamento economico complessivo (TEC) il parametro di riferimento per valutare la correttezza e l’adeguatezza della retribuzione.È un passaggio che potrebbe ridefinire il rapporto tra impresa, lavoratore e contratti collettivi, aprendo scenari nuovi sul piano ispettivo, contributivo e giudiziario.Oltre il salario minimo: il cuore della riforma è il TECPer comprendere […]

trending_flat
Retribuzione in contanti: ogni pagamento è una violazione (e la sanzione si moltiplica)

Per anni il pagamento della retribuzione in contanti è stato percepito, in molte realtà aziendali, come una prassi semplice, immediata e, in alcuni casi, addirittura “normale”. Una modalità operativa che, nella percezione diffusa, non sembrava comportare particolari criticità, soprattutto quando accompagnata dalla firma del lavoratore in busta paga. Oggi questo approccio non è più sostenibile. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 6633/2026 introduce un chiarimento destinato ad avere un impatto concreto e rilevante sulla gestione dei rapporti di lavoro: il pagamento della retribuzione in contanti non configura una violazione unica, ma una pluralità di illeciti autonomi, ciascuno riferito alla singola erogazione economica. Il principio è netto: ogni pagamento effettuato in contanti in violazione delle modalità previste dalla legge costituisce una violazione distinta e sanzionabile autonomamente . Questo significa che il rischio non è più unitario, ma progressivo e […]

Scopri annunci e news dal mondo del lavoro dedicati alla tua regione.

Seleziona la regione cliccando sulla mappa per accedere al portale della regione di tuo interesse.

Nei prossimi mesi attiveremo i portali di altre regioni

Sede Legale:
Via del Lavoro 26/28, 44122 Ferrara FE

Codice Fiscale: 01430110385
P.Iva: 01430110385
R.E.A: FE -167276

Questo sito contiene collegamenti esterni a risorse di terze parti. Bollettino del Lavoro non è responsabile per i contenuti, le affermazioni o le opinioni presenti nei siti esterni, che restano di esclusiva responsabilità degli autori.

Copyright © 2025 | Tutti I diritti riservati | Privacy & Cookie Policy

Login to enjoy full advantages

Please login or subscribe to continue.

Go Premium!

Enjoy the full advantage of the premium access.

Stop following

Unfollow Cancel

Cancel subscription

Are you sure you want to cancel your subscription? You will lose your Premium access and stored playlists.

Go back Confirm cancellation